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SOUL
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Kloud
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Location: Senna C.

 Post Posted: 12 Gen 2008 - 13:01     Post subject: Post subject: SOUL

É buio.
Senti il calore contro la tua faccia.
Il tuo respiro è lento e regolare. Non fiacco, ma lento. Rilassato.
Non sei sicura nemmeno d'aver dormito. Non sai da quanto tempo sei così. Anni? Mesi? Giorni? Ore? Minuti? Ha importanza?
Apri gli occhi.
La prima cosa che ti si para davanti è l'immensa azzurrità di un cielo limpido, senza nuvole. Alto, magnifico e puro.
Non capisci. Sei come intontita.
Senti la sabbia contro il tuo corpo: la passi sotto i polpastrelli. Calda, non rovente, ruvida e fine: quasi polvere.
Hai paura. Una paura primordiale. Paura di ciò che non sai. Tremi, nonostante il caldo.
Il respiro, lo trattieni.
Cerchi d'alzarti, con uno scatto istintivo. Come un cobra, la schiena scatta.
Resti a terra: qualcosa ti ancora contro la sabbia. Pesante. Solo adesso senti qualcosa che ti copre caviglie e polsi.
Giri la testa: le vertevre scricchiolano ed i capelli strusciano contro la sabbia.
Li vedi.
Ceppi. Pesanti ceppi. Catene in ferro battuto. Nere come la paura che ti ha paralizzato, in una stretta più orribile e pesante del metallo in cui sei stata costretta.
La mente è congelata ed il corpo si muove da solo, mosso da istinti primordiali.
Il respiro viene liberato. Diventa affannoso ed irregolare. I denti battono una marcia al ritmo del tuo battito cardiaco. Marcia folle: la ragione fa dietro front ed ordina la ritirata, mentre paura e dubbi avanzano.
A fatica, ti alzi.
Non si alza una figura umana, ma una sua caricatura piegata e contorta sotto i pesanti fardelli. Però, riesci ad ergerti. Ti ergi e lo vedi.
Il deserto.
Vasto, immenso arido.
Sei in un deserto. Pietra bianca e sabbia bianca. Montagne rocciose che si ergono come frammenti d'osso in una fossa comune.
Senti l'aria calda contro la tua pelle.
Guardi gli abiti che indossi.
Abiti sporchi e laceri, coperti di polvere bianca, così come la tua pelle.
Abiti non tuoi. Qui non c'è niente di tuo.
Il respiro si fa più profondo, ansimante.
Non capisci. Hai paura. Ti imponi una calma che non riesci a raggiungere.
Cerchi di ragionare.
Che ci fai qui?
Inizi a pensare a cosa ti possa aver condotto qui. Non ci riesci.
Pensi a cosa hai fatto prima.
Tremi: ti mordi le labbra.
Buio. Nulla. Solo paura.
Ripensi al tuo nome, a come ti chiami.
Cerchi certezze: cerchi una ragione.
Senti i suoni strozzati della tua gola.
Come ti chiami? Come ti chiami?
Niente. Il tuo nome rimane incastato nella tenebra e non esce dalla tua bocca.
Senti le lacrime salirti agli occhi. Vuoi piangere, ma non ci riesci.
Non più paura. Disperazione.
Ti guardi intorno, come se potessi trovare una risposta.
Ironia della sorte: la trovi.
É lì, davanti a te. É su una pietra circolare che prima non c'era o che non avevi visto.
Troppo circolare per essere naturale, ma troppo grezza perchè l'abbiano fatta mani esperte: qualcosa di primitivo l'ha creata.
Le vedi e ti avvicini, come una falena attirata da una luce nella notte.
Fotografie.
Come te, anche quelle foto sono un'anomalia: qualcosa che non dovrebbero essere lì.
Le guardi.
Una bella ragazza che guarda un lago. É inverno: lo capisci dal cielo grigio sullo sfondo e dagli abiti pesanti che veste.
É mora. Occhi verdi. Sorride felice.
La stessa ragazza abbracciata ad un ragazzo dal fisico magro ed asciutto. La sua faccia è come scolorita e sfocata da un'invisibile censura.
Altre foto. Compleanni, feste, viaggi. Tutte le persone che compaiono hanno i volti celati: solo la ragazza ha la faccia visibile. Gli altri appaiono come vacui fantasmi di contorno.
Capisci.
Piangi.
Guarda le foto. Guardale bene. Chiediti perchè una ragazza come quella, una ragazza felice, piena di gente che la ama, debba essere finita qui.
Come sei arrivata a questo?
Perché sei stata condannata ad un simile inferno?
Maledizione.
Chi è stato? I ceppi, le foto, i vestiti stracciati... c'è intenzionalità e premeditazione!
Non hai neppure la soddisfazione di capire che cosa ti sia stato fatto!
Solo foto di una ragazza che sai essere tu...
Piangi. Mordi il labbro. Stringi le foto. Guardi il cielo.
Dietro le montagne, non un sole: un occhio sbarrato senza palpebre ti guarda.
Provi orrore: tutto si tinge di un'atmosfera surreale. Hai di nuovo paura: è diventata una sensazione familiare. Osservi il freddo ed ossessivo sguardo che ti lancia con la sua iride blu ghiaccio. Hai freddo.
Ti volti, facendo finta che non esista. No, non hai visto niente del genere.
Avanzi, piegata dal peso delle catene.
Piangi. Mordi il labbro. Sangue rosso e copioso ti bagna le labbra; sapore acre e salato sulla bocca, la tua bocca.
Stringi le foto. Guardi il deserto, evitando il cielo.
Avanzi, dando le spalle all'occhio.
Non sai se la direzione è giusta, ma non importa.
Qualcosa in te ti ricorda che, nel deserto, una direzione vale l'altra.
Sangue acre in bocca e lacrime amare in viso.
Hai il minimo indispensabile di quella cosa che si chiama anima, la sola cosa appena sopra la desolazione di sabbia e polvere davanti a te.
La sola cosa che, per il momento, ti faccia ancora camminare.
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Kloud
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 Post Posted: 14 Gen 2008 - 19:48     Post subject:

Avanzi. Lentamente, avanzi.
Stringi i denti. Succhia il sangue. Bevine l'acre sapore di quel liquor di vita ancora rimasto nel tuo corpo. Avanza, lentamente, ma avanza o sarai perduta, perchè l'immobilità sarà la tua rovina!
Come un salice piangente, tu resti piegata e contorta sotto il peso di fardelli non tuoi.
Come un salice piangente, ti pieghi, ma resisti.
Come un salice piangente, osservi la terra sotto di te.
Osservi i tuoi passi, uno dietro l'altro: unica manifestazione della tua forza.
Osservi le foto che stringi in grembo: unici ricordi che senti tuoi.
Osservi le tue ciocche di capelli e la pelle del tuo corpo, imbiancate dalla polvere: testimoni dell'invevitabile conclusione della tua storia.
Diventerai parte del deserto.
Bianca. Arida. Immobile.
Sarai morta!
Mordi nuovamente il labbro sfregiato: il dolore ed il sapore salato del sangue ti spronano. Ancora: vampira di te stessa, che crede solo nel proprio dolore.
Avanzi. Lentamente, avanzi.
Guardi solo i tuoi passi.
Non fai caso alla duna che è davanti a te. Non ti curi del supplizio della salita, né della benedizione della discesa.
Continui a camminare.
Mordi il labbro.
Stringi i denti.
Succhia il sangue.
Continua a camminare, finchè puoi. Finchè sei viva.
Non è la speranza a farti andare avanti.
Non sai cosa troverai, più avanti. Non sai neanche se ci sia qualcosa da trovare. Cammini solo perché è la sola cosa che ti sia rimasta.
Se non altro, ci sarà la possibilità di una rapida morte. Continuando a camminare, fino a che ogni tuo singolo muscolo non urlerà pietà, fino a che tu non cadrai spossata. Una morte rapida ed indolore, senza il delirio della sete ed i crampi della fame.
Avanzi.
Continui ad avanzare.
Per morire dolcemente, continui a camminare.
Un'altra salita.
Un'altra discesa.
La gola arde, ancora non saziata del suo stesso sangue.
Vampira: inizi perfino a prenderci gusto.
Insaziabile.
Un'altra salita.
Ti pieghi sulle ginocchia.
Non la stanchezza. Non la sete o la fame, nè la disperazione.
É la speranza.
Vasta. Immensa. Pura.
Acqua.
Una distesa d'acqua.
Azzurra e cristallina, la vedi bagnare le sponde: la brezza umida ti accarezza la faccia.
Sorridi. Non lo credi vero.
Corri. Corri verso l'acqua.
Energia che prima non possedevi. Manna dal cielo, davanti a te e dentro di te.
Fotografie che volano dalle tue braccia, come fiocchi di neve nella bufera.
Dimentichi tutto. Te stessa, il tuo dolore, le tue angosce, il peso dei ceppi, la morte.
Ora conta solo il presente.
Conta solo l'acqua che hai di fronte.
Corri. Se non ci fossero i ceppi, staresti a due spanne dalla sabbia.
Senti il gelido refrigerio dell'acqua sotto le anche. Il rumore degli schizzi.
Dolce refrigerio nel tuo intimo.
L'umidità che ti circonda. Non è un miraggio! É vero!
Porti le mani a coppa e bevi avidamente.
Ferma.
Immobile.
Stupore. Anche se dovevi aspettartelo. Non sai perché, ma sai che avresti dovuto. Prima pensavi che ci fosse qualcosa di perverso e malvagio alla base di tutta quest'incubo. Ora ne hai la certezza.
La faccia ti si contrae in una maschera di disgusto.
Sputi. Senti la bile acida inondarti la gola, dallo schifo.
La tua benedizione, la tua unica speranza di salvezza è un mare d'acqua salata e amara, come il tuo sangue.
Non riesci a capacitartene. Era ciò che ti ha fatto arrivare fino a lì ed è quello che hai trovato. Sangue. Acre sangue, non tuo.
Perversione. Malvagità.
Diabolico.
Urli.
Non disperazione. Non tristezza.
Pura, semplice rabbia.
Con una rabbia illogica, colpisci il mare. Ira bestiale che prende possesso del tuo corpo.
Colpevole d'aver naufragato illusioni da te create.
Furia ancestrale, primitiva, irrazionale: il sangue ribolle in te.
Colpisci, muovi l'acqua, i ceppi ti fanno sbilanciare.
Cadi nel mare. D'istinto chiudi gli occhi. Senti il fondo sabbioso. Sassi contro le tue palme. L'acqua preme contro la tua bocca e le tue narici, come l'assediante d'un castello, vuole entrare: sfondare le tue difese. Vuole strapparti la vita.
La rabbia scompare.
Il senso di galleggiamento ti rilassa: ti senti vuota, in pace.
Dal fuoco, all'acqua. Dalla rabbia, alla quiete.
Galleggi nei tuoi pensieri: la polvere va via. Senti la tua pelle, la tua vera pelle, sfiorare la morbida e tranquilla freschezza del mare. Dimentichi la sua natura sanguinosa ed il dolore che ti ha fatto patire.
Piangere? Inutile, perchè sei già in un mare di lacrime.
Lasciati andare. Sì.
Veloce, indolore. Morte per annegamento.
Una boccata d'acqua nei polmoni e tutto finito. Solo nero.
Thanatòs ti chiama e tu rispondi: l'acqua sanguinosa ti offre il suo loto.
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Kloud
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Location: Senna C.

 Post Posted: 23 Gen 2008 - 21:21     Post subject:

É buio.
Senti il freddo contro la tua faccia.
Il tuo respiro è fermo. Fermo, non trattenuto. Rilassato.
Senti il tuo corpo affondare nelle fredde tenebre intorno a te. Non sai da quanto tempo sei così ferma, immobile.
Non da molto, ma non sai quanto. Sei calma, in pace.
É una situazione temporanea, ma non te ne curi: è solo l'ultimo tuffo verso il tanto desiderato oblio.
L'aria trattenuta dai tuoi polmoni si aprirà strada verso l'esterno, librandosi nell'acqua in migliaia di bolle: spalancherai gli occhi e le tue pupille vacue le osserveranno andarsene, sempre più lontane e sempre più offuscate dall'ombra che la morte proietterà.
Tutto finirà, in un'unica, sprizzante esplosione sorda.
Tutte le tue domande non ti crucciano più. La morte risolverà ogni problema.
Affondi, con lentezza inesorabile, affondi.
Senti la pelle viva, privata della polvere albina, venire abbracciata dall'acqua. Tutta te stessa è avvinghiata in questo abbraccio amoroso.
Per questi pensieri, senti un po' di nostalgia, che aggiunge sapore amaro all'attesa. Ti chiedi se tu stia facendo la scelta giusta.
Ti chiedi se davvero tu non stia perdendo qualcosa.
Abbraccio amoroso.
Amore.
Che cosa ti ricorda tutto questo?
Dolore. Senti il dolore dei ricordi che non riescono ad emergere.
Come te, resteranno relegati nel fondo.
Lasciati andare. Ormai, non importa più.
Lasciati andare.
L'aria preme per uscire, ma tu aspetti. Con un movimento delicato, ti volti: vuoi vedere la luce, vuoi vedere le bolle d'aria salire e svanire, quando toccherai infine il fondo.
Pensi che dovrà per forza essere bellissimo. Vederle volare via.
Fuori, l'acqua si incresperà in miriadi d'onde circolari, che si disperderanno pian piano.
L'acqua.
Non senti neanche il peso dei ceppi. Non te ne curi più: perché dovresti?
Affondi sempre di più.
Un dubbio inizia a divortarti. Un tarlo nel tuo cervello ti rode e chiede risposte come cibo.
Cadi, lentamenti, ma cadi. Troppo lentamente? I ceppi: perchè non precipiti.
No, lo ignori. Resti immobile e fai finta di non curartene.
Il fondo, come un amante desiderato, giunge al culmine agoniato dell'attesa.
Ormai è tardi: le mura della tua tranquillità sono state scalate ed il dubbio ha nuovamente superato l'assedio. Sei alla sua mercé.
Senti qualcosa che non va.
Qualcosa ti sfugge.
Le onde?
Vero: non c'erano onde. Strano, per un mare...
Ti stupisci di ciò: sai che cos'è il mare?
Brividi di freddo.
Dolore.
Il dolce abbraccio è scomparso. C'è solo frustrazione.
Il mare.
Sai cos'è il mare. Sai che il mare ha delle onde.
Sai che cos'è il cielo. Sai che nel selo dovrebbe esserci il sole, non un occhio cavato che ti osserva giudice.
Cosa fa l'acqua?
Bagna, disseta, pulisce...
Cosa fa l'acqua?
Lava, infiltra, riflette...
Riflette...
L'acqua riflette.
L'acqua è uno specchio.
Se è uno specchio, dove era il tuo riflesso?
Tremi, mordi la lingua, cerchi di dimenticare.
Dove era la tua immagine che avresti dovuto vedere riflessa nell'acqua?
Non è successo niente: dimentica! Fa' finta che non sia vero! Dimentica! Lasciati andare!
La ragazza nella foto sei davvero tu? Avresti dovuto vederla. Avresti dovuto vedere te stessa. Perchè non ti sei vista?
L'acqua dovrebbe riflettere...
L'acqua dovrebbe dissetare: non sapere di sangue!
Il cielo dovrebbe essere attraversato da un sole: non da un occhio!
Come lo sai?
Come fai a saperlo, se non sai chi sei?
Come ti chiami?
Da dove vieni?
Chi erano i tuoi genitori?
Come si chiama il posto da cui vieni?
Come si chiama questo posto?
Il tuo ultimo atto è stato interrotto, ma non dai dubbi.
Tremi, mordi il labbro, stringi i denti: senti il sangue effluire via, nell'acqua. Il bruciore aumenta: vorresti piangere e liberarti del nodo alla gola, ma non ci riesci.
Uno scricchiolio ed uno schiocco, all'altezza del polso sinistro.
Rompi il tuo giuramento e spalanchi gli occhi. La vista è confusa, gli occhi ti bruciano, ma non importa. L'orrore giunge comunque, irreale ed assurdo.
Guardi con orrore, dove prima avevi una mano.
Carne, come spezzata, sta davanti al moncherino di un polso. Non rosso sangue, nè ossa o carne in quella mano. La sabbia si sposta in una danza armonica, dall'arto reciso. Ne fuoriesce e si lancia soffusa nelle correnti, cadendo lievemente.
Lampi ti si accendono e, come colpita da un lampo, tremi in preda alla paura.
Che cos'è tutta questa follia?
Urli.
Provi ad urlare. Bolle d'aria si sollevano.
Tutto si fa scuro.
<No!>
Vorresti urlarlo, ma non puoi. L'acqua ti ha rubato tutto. Anche la voce.
La tenebra arriva e ti sta avvolgendo: la senti che ti aggredisce.
Non doveva finire così!
Perchè non puoi morire serena?
Perchè qualcosa deve sempre rovinare tutto?
Le bolle salgono in una danza pandemonica e la vista ti si offusca, proprio come avevi predetto.
Non è giusto!
Senti qualcosa che ti tocca: mani forti che ti stringono.
Vorresti vedere. Vorresti capire, ma la tenebra ti ha preso, assieme a quelle misteriose mani.
Mani che ti sollevano.
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 Post Posted: 14 Feb 2008 - 18:30     Post subject:

Il risveglio è progressivo, ma inevitabile.
Anelavi l'oscurità, ma sei stata strappata da essa.
Da cosa?
Le mani che ti hanno tolta dalle acque?
L'orrore della tua mano, sgretolata in un cumulo di sabbia?
Te stessa?
Ti stai ingannando?
Vuoi la morte per davvero?
Oppure, vuoi qualcosa di più?
Ti risvegli. Inevitabilmente, ti risvegli.
Ciò è la tua benedizione ed il tuo flagello.
Non è un sogno, quello che stai vivendo, ed anche se lo fosse, non è uno di quelli da cui ci si possa svegliare. Ce l'avrai sempre di fronte agli occhi.
Apri gli occhi. Ancora una volta, dopo chissà quanto tempo, dopo chissà quante volte, apri gli occhi.
La luce innaturale, proiettata dall'occhio malsano nel cielo, ti ferisce e tu li richiudi.
Una voce ti parla.
<Tutto a posto?>
Tu riapri gli occhi, ma li socchiudi appena.
Una figura scura si staglia davanti a te, ma non riesci a metterla a fuoco.
Sei debole. Troppo debole. L'acqua sanguinosa che ti è entrata nei polmoni, per quanto assurdo possa essere, ancora ti brucia.
La senti che massacra l'interno del tuo corpo.
<Ehi, stai bene?>, ti chiama ancora la voce.
Con uno sforzo immane, metti a fuoco la faccia davanti a te.
Lineamenti femminei, capelli biondi, gli occhi azzurri.
Lo riconosci: il ragazzo della fotografia.
<Io...>
Sei quasi stupita dal suono della tua voce.
Limpida, chiara: sembra un cristallo azzurro.
<Oddio, guarda qui!>, squttisce una voce vicina alla tua testa.
Ti giri.
Quello che vedi ti fa scoppiare a ridere.
Non sai perchè, anche se non ci sarebbe nulla di divertente.
Vedi il tuo braccio terminare in un moncherino di sabbia. Vedi qualcosa che ci sta sopra, ad esaminarlo.
Un coniglietto.
Pancia di stoffa stoffa, occhi di bottoni blu, bocca in filo nero, una delle zampe è fatta di legno.
Si muove e parla!
Ridi: ridi perchè è assurdo.
Non sai perchè dovrebbe essere assurdo un pupazzo parlante. Tutto è assurdo, quindi... perchè no?
La voce del ragazzo smorza la tua risata, ma non la ferma.
<Da quanto tempo è così?>
Tu lo guardi: la sua espressione è preoccupata. La domanda è inevitabile.
<Chi siete?>
<Non si ricorda niente! Non ha più neanche le foto! É finita!>, si lamenta il coniglio. Sbatte le zampe per terrà, tira calci.
Le foto...
Le foto...
Le foto!
Ti volti verso la spiaggia: loro ti seguono.
Le foto.
Ancora lì. Quasi tutte. Semisepolte dalla sabbia.
Le prendi delicatamente: non ti sembra vero...
Loro sono dietro di te.
<Chi siete?>, domandi: continui a fissare le foto.
<Siamo angeli.>, risponde il ragazzo.
Ridi tristemente.
<Allora, sono morta?>
<Sei all'Inferno.>
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 Post Posted: 08 Lug 2008 - 22:03     Post subject:

Stesse azioni. Stessi movimenti. Stessa condanna.
Cammini. Dio solo sa da quanto cammini. Le tue gambe arrancano faticosamente, cercando di spingersi oltre la prossima duna.
Lo sfinimento ti è addosso, ma è incredibile quanto i fardelli che gravano sulle tue membra siano più leggeri, con qualcuno che ti stia a fianco.
Anche se non parlate, c'è il rumore di passi oltre ai tuoi che ti rincuora.
Sei fatta d'acqua: tu sei un lago.
L'acqua deve essere in movimento, altrimenti ristagna: diventa putrida ed evapora. Ti servono fiumi perché tu possa essere unita ad altri laghi. Questo pensiero ti fa star male. Senti in te qualcosa smuoversi e prenderti alla gola. Ingoi la saliva, ma senti ancora il sapore acre del sangue e procedi al passo.
Il piccolo coniglio di pezza ti si è aggrappato alla schiena come un koala... un koala. Sai cos'è un koala, ma non conosci il tuo nome.
Guardi il ragazzo, lo vedi che cammina con passo sicuro, ma pesante, come se portasse un peso simile a quello che grava sulle tue membra... o quel che ne resta. L'occhio ti cade sul moncherino sabbioso dove un tempo c'era la tua mano.
Tante domande senza risposta, ma la più importante: chi sei realmente?
Il tuo sguardo cade sul ragazzo: non più compassione, ma un'espressione di rimprovero.
Neanche lui sa... ripensi ai frammenti della conversazione che avete avuto ed a quel misero frammento di conoscenza che ti ha offerto.
Sei all'Inferno: tu sei un'anima dannata.
<Che ho fatto per essere qui?>
<Non lo so.>, risponde il giovane.
<La consapevolezza della pena qui è fonte di redenzione.>, rispose il coniglio.
<L'Inferno è la condizone di massimo supplizio per l'anima. Le leggi degli Inferi sono perfette.>
<Ma voi chi siete?>, domandi scombussolata.
<Possiamo farti uscire di qui, che altro ti serve sapere?>, risponde il coniglio.
<Tutto!>, gridasti. Ti pare che la tua voce risuoni nel nulla sabbioso ed il coniglio scappa da te per correre dietro al ragazzo, lasciandosi dietro la sua gamba di legno.
Hai paura di te stessa.
Si avvicina a te e lo senti metterti le mani sulle spalle: tale contatto fisico ti dà ribrezzo, ma sai anche che è ciò di cui più hai bisogno.
<Sono il tuo angelo custode. Qualsiasi sia la tua colpa, io ti amerò sempre.>
Gli occhi si stringono, le labbra si contraggono mostrando i denti, la gola singhiozza, ma niente lacrime scendono dal tuo viso.
Il coniglio ti osserva, accigliato.
<Già inizia. Dobbiamo sbrigarci!>
L'angelo è d'accordo. Ricomincia il cammino.
Altra duna, altra discesa.
<Che cosa inizia?>, domandi.
<Continua a camminare.>, ordina l'angelo.
<Stai perdendo acqua: diventi arida.>, risponde il coniglio.
<Cosa?>
<Se perderai tutta la tua acqua, diventerai parte di tutto questo. La tua anima si perderà dentro un oblio senza fine.>
<La condanna definitiva degli Inferi.>
<Mi sembra poca cosa, come pena...>
<C'è forse pena peggiore, per l'anima? Un respiro a metà, un pensiero congelato, un dubbio senza risposta?>, domanda l'angelo.
La sua retorica ti ferisce. vorresti rispondere che non l'hai scelto tu, che preferiresti l'oblio e ricordargli che lui non ha nulla a che fare con te.
Vorresti, ma non puoi. Sai che sei in torto, così come già sapevi...
Sapevi...
Già sapevi...
Già sapevi che saresti diventata parte del deserto.
<Perchè?>, ti domandi ad alta voce.
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Citazioni

Senza tuta distillante, un uomo seduto all'ombra, nel deserto, ha bisogno di 5 litri d'acqua al giorno per mantenere costante il peso del suo corpo.

-- Lady Jessica, Antiche Prescrizioni (Dune - pag.197 - Ed.Nord)