Joined: 03 Mar 2006 Posts: 250 Location: Terza roccia dal Sole
Posted: 03 Ago 2007 - 13:52 Post subject: Post subject: Un D20 nell'antica roma ?
PREMESSA: un D20, per i non addetti al settore dei giochi di ruolo, altro non e' che un dado a 20 facce. Utilizzato durante le sezioni di D & D o per lapidazioni del master (anche se preferisco farlo inginocchiare sui D4).
Ebbene, credevo che codesto dado, fosse una creazione abbastanza recente (nno gli davo piu' di 30/25 anni, la stessa eta' di D & D, insomma) invece sembra che anche nell'antica roma qualcuno si divertiva a tirare dadi alquanto particolari...
E adesso scopriamo quando è nato il D100 o il D12
MAgari sono babilonesi _________________ "Si combatte quando è necessario...l'umore non importa! L'umore va bene per le bestie. o per fare all'amore, o per suonare il baliset. Non è fatto per chi combatte."
Gurney Halleck
E adesso scopriamo quando è nato il D100 o il D12
MAgari sono babilonesi
Per il D12 probabilmente non ci sarebbe niente di strano, dato che i Babilonesi ereditarono il sistema sessagesimale dai precedenti Sumeri, per cui contavano tutto su base 12 e non 10 come noi. _________________
E adesso scopriamo quando è nato il D100 o il D12
MAgari sono babilonesi
Per il D12 probabilmente non ci sarebbe niente di strano, dato che i Babilonesi ereditarono il sistema sessagesimale dai precedenti Sumeri, per cui contavano tutto su base 12 e non 10 come noi.
Esatto moncao infatti non li avevo scelti a caso _________________ "Si combatte quando è necessario...l'umore non importa! L'umore va bene per le bestie. o per fare all'amore, o per suonare il baliset. Non è fatto per chi combatte."
Gurney Halleck
Ed è interessante sapere come contavano con le dita. Tenevano le dita distese, ed usavano il pollice per contare, un numero su ogni falange. Quattro dita, tre falangi per dito, ed arrivavano precisamente a dodici.
Joined: 25 Giu 2007 Posts: 124 Location: Davanti al computer
Posted: 05 Ago 2007 - 14:08 Post subject:
Belllaaahhh!!!
pro sta roba qua! I romani col d20... ma c***o, vi immaginate le sessioni di D&D in latino ?
Eh beh... pino la lavaatrice...
PS: io comunque avrei fatto il legionario, con Arma focalizzata sul gladio e Attacco poderoso... magari con anche iniziativa migliorata, dato che pecco in destrezza con l'armatura a bande...
Ed è interessante sapere come contavano con le dita. Tenevano le dita distese, ed usavano il pollice per contare, un numero su ogni falange. Quattro dita, tre falangi per dito, ed arrivavano precisamente a dodici.
Grazie Rhana! Questo è una cosa che proprio non sapevo ed è molto interessante _________________ "Si combatte quando è necessario...l'umore non importa! L'umore va bene per le bestie. o per fare all'amore, o per suonare il baliset. Non è fatto per chi combatte."
Gurney Halleck
Beh l'icosaedro (vero nome del D20) è uno dei solidi platonici, cioè uno dei pochi solidi costrubili con l'utilizzo di facce triangolari regolari (poliedri regolari).
Può essere illuminante il seguante articolo su detti solidi:
[quote]
I SOLIDI PLATONICI
Nell'antichità classica il ruolo della simmetria come principio ispiratore nella concezione del mondo fisico veniva accentuato dalla rarità di figure solide simmetriche analoghe ai poligoni regolari.
Mentre infatti nel piano abbiamo un'infinità numerabile di poligoni regolari corrispondenti alle rotazioni finite, nello spazio tridimensionale si possono realizzare soltanto cinque poliedri regolari: il Cubo, il Tetraedro, l' Ottaedro, il Dodecaedro, e l' Isocosaedro.
Questi poliedri regolari sono tradizionalmente chiamati Solidi Platonici per il ruolo fondamentale che giocano nella cosmogonia elaborata da Platone. In realtà negli Elementi di Euclide (libro XIII), si puntualizza che l'attribuzione a Platone della scoperta di questi poliedri regolari è inesatta.
Il cubo, la piramide (il tetraedro) e il dodecaedro vengono attribuiti ai Pitagorici, mentre la scoperta dell' ottaedro e dell' icosaedro viene fatta risalire a Theaetetus. Di fatto, l'esistenza del cubo, del tetraedro, e dell'ottaedro non sorprende più di tanto data la particolare semplicità di queste figure. Ben diverso è il caso del dodecaedro e dell'icosaedro.
Nel bacino culturale greco, la scoperta del dodecaedro può esser fatta risalire al fatto che nella Magna Grecia (in Sicilia, in particolare) si rinvenivano con facilità bellissimi cristalli di pirite di questa forma.
Si tratta di cristalli quasi perfettamente dodecaedrici, (ma non esattamente: le facce pentagonali dei cristalli di pirite hanno solo 4 lati uguali, come del resto è previsto dalle leggi fisiche della cristallografia classica).
In ogni caso è significativo che oggetti scolpiti in forma di dodecaedro regolare, databili intorno al VI sec.A.C., siano stati rinvenuti in vari siti archeologici italiani.
Platone nel suo dialogo, Timeo, associa il tetraedro, l'ottaedro, il cubo, e l'icosaedro rispettivamente a quelli che erano allora ritenuti i quattro elementi fondamentali: fuoco, aria, terra, e acqua.
Il dodecaedro, non realizzabile unendo opportunamente triangoli (come invece avviene per gli altri poliedri citati), veniva invece associato all'immagine del cosmo intero, realizzando la cosiddetta quintessenza.
Questa identificazione suggerisce un'immagine di perfezione che indubbiamente nasce anche dal fatto che il dodecaedro, in volume, approssima più degli altri poliedri regolari la sfera. Un'idea, quest'ultima, già sfruttata da Platone nel dialogo Fedone e sviluppata poi ampiamente nella cosmologia Tolemaico-Aristotelica.
É istruttivo riportare alcuni passi dal Timeo; essi rappresentano certamente uno dei più suggestivi paradigmi dell'immagine nella scienza:
La fortuna dei solidi Platonici nell'immaginario scientifico della cultura occidentale è stata enorme, ed è forse connessa ad un punto di vista filosofico che riteneva di poter penetrare profondamente nei segreti della creazione guardando a questi simulacri euclidei del mondo delle idee di Platone.
Arte e Scienza si mescolano in maniera profonda, Piero della Francesca scrive il Libellus de quinque corporibus regularibus, e Luca Pacioli ne dà una versione in volgare nel De divina Proportione (di fatto Vasari, nelle sue Vite, accusa Pacioli di plagio!), commissionando 60 tavole a Leonardo da Vinci con lo scopo di illustrare le possibili variazioni dei poliedri regolari semplici.
L'idea che ispira un tale progetto è di una singolare modernità nel senso che si vuole sostenere (siamo alla fine del XV secolo!), contro i pregiudizi umanistici, come la scienza non sia solo astrazione o pura tecnica ma anche arte liberale.
Keplero, noto ai più per il suo contributo fondamentale all'astronomia, diede un non meno fondamentale contributo sia alla teoria delle tessellazioni del piano, sia allo sviluppo della teoria dei solidi Platonici ( Harmonice mundi 1619). Questi due ruoli di Keplero si fondono poi singolarmente nel suo tentativo (Mysterium cosmographicum) di attribuire le regolarità del sistema planetario alle proprietà dei solidi platonici.
Come avviene per i poligoni nel piano, la regolarità dei solidi platonici è strettamente legata alle proprietà di simmetria dello spazio fisico.
I gruppi finiti di rotazioni associati alle simmetrie dei poliedri regolari costituiscono il punto di partenza di molti campi di ricerca estremamente attivi nella matematica e nella fisica teorica moderna.
Si va dallo studio della classificazione di tutte le geometrie tridimensionali possibili, allo studio dei metodi di quantizzazione del campo gravitazionale tramite l'utilizzo di poliedri generati incollando un numero enormemente grande di tetraedri.
La dinamica di insiemi di poligoni ha applicazioni importanti nella fisica delle superficie e nella teoria delle stringhe.
Vale la pena osservare che in tutti questi casi la dinamica nasce dalla competizione fra ordine e rottura di simmetria: l'antico paradigma si ripete, forse ad un livello più sofisticato, ma sostanzialmente simile a quello che ha ispirato gli antichi filosofi della natura
[\quote]