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La Sesta Sosta
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SudrakAlSalik
Saggio
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Joined: 28 Mag 2004
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Location: Arrakeen - Regnum Siciliae

 Post Posted: 15 Nov 2012 - 17:40     Post subject: Post subject: La Sesta Sosta

Saluti Speziati.
Oggi, dopo circa cinque anni, ho realizzato un nuovo raccontino duniano, che offro alla vostra attenzione e che, chissà, potrebbe stimolare una buona discussione.


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Il destino di Harmonthep
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Mi sveglio.
Sono a letto ad occhi sbarrati.
Sono nel nostro lettone matrimoniale. Al mio fianco la mia compagna è girata di spalle e dorme serena.
Cerco di scuotermi dai residui di brividi di timore ancestrale, un terrore profondo che mi ha attanagliato negli ultimi istanti di sonno.
Una sensazione latente di angoscia e di urgenza continuano sommessamente a squillare come lontani campanelli d'allarme nella mia mente.
Faccio per alzarmi, scostando lentamente le coperte, quando un lungo gemito di risveglio mi segnala che anche la mia Lei è emersa dalle nebbie del sonno notturno. E' quasi l'alba, e i primi barlumi di luce filtrano dalle vetrate, appannate di condensa, della grande finestra del soffitto. Prima che possa dire o fare una mossa, le schiocco un bacio mattutino sulle labbra e corro in bagno con uno scatto felino.
L'aria del primo mattino ha sempre un che di frizzante e fresco, di una freschezza che sa di pulito e sano, ma i brividi che sento ancora pervadermi il corpo non accennano a placarsi, e non sono dovuti alla temperatura. Quando esco dal bagno di legno, posto a sinistra del letto, e torno a rifugiarmi sotto le coperte, lei, da brava ed esperta sensitiva qual'era, intuisce qualcosa e mi guarda incuriosita.
Non dice nulla, va a sua volta in bagno e torna poco dopo, infilandosi anche lei sotto le coperte con evidente soddisfazione.
Fissiamo entrambi la finestra sopra di noi, senza parlare e cercando di riordinare il flusso dei pensieri.

Poi l'inevitabile sfilza di domande giunge.

-- Ebbene? Che ti succede? Hai dormito male...?

-- Solo gli ultimi minuti, credo, di sonno profondo. Ho l'impressione di aver fatto un vivido sogno profetico.-- rispondo.

Distoglie lo sguardo dalla finestra e mi fissa: -- Ne sei certo? Cosa hai sognato?

-- Non rammento molti particolari, - sospiro - però ho la certezza che siamo in pericolo, un pericolo molto grave, che ne va della nostra sopravvivenza. In breve, mi trovavo sul promontorio prospicente sul mare a pochi chilometri da qui, e vidi emergere dall'acqua centinaia di balene grigie che annaspavano come disperate verso di me, come se volessero gettarsi sulla spiaggia sottostante a me e lanciarsi in una sorta di fuga impossibile. Un particolare che mi paralizzò, fu che sentivo una specie di voce corale proveniente da loro e che mi avvertiva di fuggire, con la massima urgenza. In quell'istante un bagliore rossastro e un sordo boato mi sorprendono alle spalle, facendomi girare di scatto. Un immane drago in scaglie rilucenti di un tetro bagliore, emerge dalla bocca di un vulcano che, qui da noi, non esiste, eruttando gigantesche fiamme aranciate per ogni dove, devastando tutto. Il coro delle balene divenne un urlo acuto di puro terrore, il drago se ne accorse e diresse le sue fiamme verso di loro, facendo bollire letteralmente l'intero mare. Il mio sguardo era però fisso sull'enorme mostro che, con un movimento improvviso del suo corpo, distrugge la bocca del vulcano, liberandosi completamente e si allontana, lasciando che il vulcano si sfaldasse del tutto e si allargasse in una voragine infuocata fino a spaccare l'intero pianeta.

Per qualche minuto nella nostra stanza regna il silenzio.

Girandosi su un fianco, Synoa mi chiede: -- E tutto questo l'hai sentito come reale?

Mi ostino a guardare il cielo attraverso la finestra. -- Sì, la sensazione di realtà e di urgenza sono stati quasi tangibili.
Volto la testa verso di lei: -- Quelle povere balene le ho viste e sentite davvero. Ed anche il drago...

Lei mi guarda con insistenza dritto nelle pupille degli occhi, come se cercasse qualcosa che potesse confermare o smentire le mie affermazioni: -- Sudrak... sento il vero, dal tono della tua voce, dal colore dei tuoi occhi, dall'energia che emani e che percepisco in questo momento...

Le ricambio lo sguardo con un mezzo sorriso: -- Dunque non mento, anche inconsciamente...

Synoa si gira e si alza, prendendo una vestaglia: -- No, però, visto che sento nettamente "qualcosa" anch'io, bisogna andare a trovare qualcuno (o qualcuna) che ne sa più di noi, per consultarci e decidere il da farsi...

Ci vestiamo in fretta e approntiamo il carro a tre ruote molleggiate, aggiogando il vecchio Thorsen, un possente bardo da tiro a sei zampe, e ci avviamo senza indugio verso nord.

Il viaggio è breve, in appena due ore attraversiamo il bosco che dà sulla spiaggia per un lungo tratto sul Mare Orientale di Bhalens, superiamo il vorticoso e spumeggiante Ofos, terzo affluente primario del Fiume Norasa, percorrendo il ponte di pietra a tre campate antico di migliaia di anni, per giungere infine in una vasta pianura costellata di case e frutteti, circondata da una specie di recinzione di mura lignee e imponenti torri di guardia alte decine di metri.
Entriamo col nostro carro trainato da Thorsen, che ogni tanto manda sbuffi di protesta, dalla Porta Sud nel momento stesso in cui il Muezzin Taoista intona la preghiera del Primo Mattino.
Salutato il familiare Corpo di Guardia, ci immettiamo nel viale principale illuminato da centinaia di lanterne colorate ad olio, che diffondono una luce calda e soffusa ed, essendo olio aromatizzato da varie tipi di spezie, rendono l'aria profumata ed inebriante. Nonostante fosse giorno, le luci accese fanno parte di una festa di devozione per la divinità principale degli antichi Figli della Luna di Medina, Uzza, la Grande Madre dello Spazio Cosmico.
Essendo ancora presto, per la strada c'è poca gente, per cui sia io che Synoa camminiamo spediti verso il fondo del viale, presso il quale avremmo trovato l'abitazione di una nostra vecchia conoscenza.
Mancano ancora una ventina di metri all'arrivo presso la nostra meta, quando una voce argentina e squillante echeggia da dietro un angolo d'una traversa:
-- Synoa, Sudrak! Che bello rivedervi! Venite, mia zia ha pronte per voi delle calde tisane...!

Synoa, sorridendo, l'abbraccia con affetto:-- Thabira, il tuo allegro saluto ci ha ripagati in parte della fatica del viaggio. Dai, facci strada...

Entriamo in casa della zia di Thabira, Zoranya, che ci accoglie con calore e ci invita a sederci sui cuscini attorno al tavolino dove è già pronto un vassoio intarsiato con tazze fumanti di tisane ed una brocca per le abluzioni rituali.

Un rapido sguardo d'intesa tra le due donne stabilisce subito il tenore dell'incontro, in quanto Zoranya dice alla nipote: -- Thabira cara, mi fai il favore personale di andare a chiamare tuo zio Yamiz che ho bisogno di lui? -- Vedendo il volto deluso della ragazzina, la zia aggiunge: -- Ti prego, è importante.--

Sentendo nel tono della voce una leggera nota di urgenza, la ragazzina non replica e corre via, non prima di averci lanciato uno sguardo preoccupato.

Zoranya comincia a versare la tisana nelle tazze di fronte a noi:-- Dal colore dei vostri occhi intuisco che avete un grave fardello da scaricarmi addosso...-- Ci guarda con un mezzo sorriso.

Synoa le spiega l'antefatto e poco dopo m'invita a ri-raccontare il sogno-incubo a Zoranya.
In pochi minuti l'anziana donna impallidisce visibilmente, tanto che mi alzo istintivamente per sorreggerla, mentre Synoa le versa un'altra tazza di tisana.

La sua voce si fa un sussurro, come se temesse di essere ascoltata da estranei:-- Sono almeno sei o sette giorni che ricevo rapporti simili al vostro, sogni angosciosi più o meno confusi di un imminente disastro che ci toccherà tutti. E tutto. Il tuo, Sudrak, è il più chiaro, anche se codificato in simboli, che mi sia giunto. E la cosa non mi piace per niente.

Mi inginocchio accanto a lei e la guardo negli occhi:-- Sono daccordo con Synoa nel ritenere le balene che mi gridano di scappare come la voce della Natura stessa, rappresentante tutti gli esseri viventi, che cerca di avvertire coloro che possono in qualche modo mettersi in salvo. E il mare che bolle evidenzia brutalmente che il destino è ineluttabilmente segnato. Quello che non riusciamo a capire è l'enorme drago infuocato che esce da un vulcano inesistente...

Zoranya per tutta risposta, si alza faticosamente dal cuscino, sorretta da me e da Synoa, si dirige verso la parete opposta, si china a terra, alza un vecchio tappetino da preghiera, apre una botola nel pavimento e tira fuori una cassettina di legno con inciso sul coperchio il segno del Tao, l'eterno e ciclico vortice dello Yin e dello Yang.
Comincia a scartabellare in cerca di qualcosa, mentre noi due ci scambiamo uno sguardo perplesso, finché con un sospiro di trionfo tira fuori un foglio che solleva verso di noi: -- Guardate.-- geme laconica.

Synoa prende il foglio colorato in carta di papiro e lo guardiamo insieme. Una gelida morsa allo stomaco ci colpisce entrambi contemporaneamente.
Disegnato con vivaci colori rossastri e aranciati un mostruoso e gigantesco verme dall'aspetto metallico fuoriesce da un cerchio colorato con alberi, montagne, mari e vari tipi di animali. E' un'evidente rappresentazione del nostro Pianeta ospitante. Ma l'aspetto angosciante é che la sfera da cui si allontana il mostro è spaccata in due, e tutti gli animali disegnati hanno un'espressione mista tra lo stupore, il terrore e la consapevolezza della fine.

Una profonda voce di basso ci fa sobbalzare entrambi:-- Quel disegno lo realizzò Thabira a quattro anni.-- dice Yamiz indicando il foglio che abbiamo in mano. --Ed altri simili ne ho raccolti fra le varie famiglie che abitano questa valle e altri luoghi più lontani. Dicono tutti la stessa cosa: questo pianeta è condannato a morte.

Aiutiamo Zoranya a sedersi su una comoda poltrona. Il tempo dei convenevoli è finito. Yamiz prende altre tre sedie e ci offre di sederci intorno all'anziana donna.

Dopo qualche minuto di pesante silenzio, Synoa inizia:-- Mi ricordo che quando consultammo le Sciamane dei Sogni, durante la cerimonia dell'Anniversario della Prima Casa, esse ci dissero che questo pianeta sarebbe stato la nostra Sesta ed Ultima Tappa del nostro vagabondaggio tra le stelle. Confermato anche dagli Anziani Nomadi Veterani. Cosa è cambiato?

Zoranya sembra riscuotersi da un'apparente apatia:-- Sono nove generazioni da che siamo atterrati qui e abbiam vissuto come "Misr", Popolo Libero, e, in sette secoli e mezzo circa, abbiamo sempre avuto questo responso, ad ogni Anniversario...

Eppure, l'ultima generazione, quella di Thabira, ci ha dato un oracolo diverso...-- interviene Yamiz.

...Frantumando tutti nostri sogni e speranze per un futuro sereno.-- completa Zoranya con un singulto nella voce.

Comincio a parlare come soprapensiero:-- Per quanto assurdo e impossibile possa sembrare...

Synoa tenta di fermarmi:-- Sudrak, non inquinare la visione con impressioni fittizie...

Yamiz le mette una mano sulla spalla:-- Fallo parlare, è in quasi-trance...

-- Quelle scaglie dall'aspetto metallico-- continuo --che rammento del mio incubo, e che ritrovo anche nel disegno di Thabira e che, a questo punto mi sento autorizzato a credere che sia un particolare ricorrente in tutti i rapporti che avete avuto, vogliano significare solamente un enorme oggetto di natura artificiale... qualcosa di simile a un...

Zoranya e Yamiz quasi gridano in coro:-- Un cargo della Gilda Spaziale???

-- Ma è assurdo! -- grida di rimando Synoa, come a voler esorcizzare una simile calamità. -- Le rotte spaziali e le relative destinazioni planetarie vengono determinate dal Navigatore prima del Salto con una precisione del cento per cento!

-- Questo è quello che sappiamo e che abbiam sempre saputo...-- aggiunge Yamiz, fissandola negli occhi castano-rossastri.-- Ma l'imprevisto è sempre in agguato... e ben abbiamo imparato a nostre spese, il potere preveggente del nostro popolo, soprattutto dei nostri figli e nipoti. Una visione di preveggenza fatta un anno fa, anche se fatta, con tutto il rispetto, da Sciamane del Sogno, perde di valore di fronte alla pura potenza delle giovani menti dei nostri bambini/e... e vista la percentuale sempre più elevata di conferme che trovo in giro, è lecito pensare il peggio e agire rapidamente prima che sia troppo tardi.

Zoranya fissa ansiosa il suo uomo:-- Possiamo andarcene...?

Yamiz le restituisce lo sguardo, fermo e deciso:-- Mi attiverò subito. Stasera faccio convocare una riunione straordinaria del Consiglio degli Anziani e prenderemo i necessari provvedimenti per un'evacuazione planetaria. Faremo in modo di tornare su Rossak.

Synoa lo guarda incredula:-- Dunque è vero, corrisponde a ciò che si agita nel mio cuore da diverso tempo e mi rifiutavo di accettare. Stiamo per iniziare un nuovo esodo...

Ancora sotto l'effetto della Tisana di Zoranya, e cingendo Synoa con un braccio, sospiro:-- La Settima Tappa sarà un pianeta deserto...

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Biblioteca Imperiale di Tupile
Archivio Segreto della Gilda Spaziale
Rapporto Segreto Numero 96 della Gilda Spaziale
Copia dell'originale degli Archivi di Junction

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Un gruppo di pirati predatori d'uomini, aveva preso in ostaggio l'equipaggio di un cargo della Gilda Spaziale e con iniezioni di gas aranciato nella cabina del Navigatore, costrinsero quest'ultimo a dirottare la cosmonave verso il satellite di Delta Pavonis, sul quale sapevano esserci alcune colonie di Zensunni.
Le dosi massiccie di gas di spezia immesse dai pirati, forse con l'intenzione di farlo andare più in fretta, fecero entrare in overdose il Navigatore che sbagliò il punto di emersione dall'iperspazio. Invece che approssimarsi all'orbita del pianeta scelto, gli si materializzò all'interno, provocandone la distruzione.
In seguito a tale atto criminoso è stato disposto un rafforzamento del Cordone Sanitario attorno al Pilota di Terzo Stadio e più repressivi controlli nell'imbarcare nuovi passeggeri.
Il Commercio Spaziale Non Deve Interrompersi.
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Sudrak al-Salik
H-12.13 - 15/11/2012 - Anno 14188 B.G.-P.G.
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Scheda riassuntiva della Migrazione Forzata Zensunni
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1- 2800-A.G. - Elrood V dona Poritrin, terzo pianeta di Epsilon Alangue, alla Casa Maros. Siridar Charles Barone di Mikarrol, governatore planetario della Terra, manda due milioni di Zensunni su PORITRIN, iniziando la Migrazione dei Zensunni.
Fu considerato da molti Nomadi Zensunni il pianeta d'origine, anche se indicazioni che traspaiono dalla loro lingua e mitologia fanno pensare a origini planetarie molto più antiche. Prima sosta della migrazione forzata.

2 - 4492-A.G. - Poritrin viene assegnato alla Casa Alexin, e i Sardaukar vengono mandati a scacciare i Zensunni, che si dividono fra Bela Tegeuse e Salusa Secondo.
SALUSA SECUNDUS è il terzo pianeta di Gamma Waiping, adibito a Prigione Imperiale dopo il trasferimento della Corte Reale a Kaitain.
Salusa Secundus è il pianeta d'origine della Casa Corrino, e il SECONDO punto di sosta della migrazione forzata dei Nomadi Zensunni. Secondo la tradizione Fremen, essi rimasero schiavi per nove generazioni su Salusa Secundus.

3 - 4492-A.G. - BELA TEGEUSI è il quinto pianeta di Kuentsing, TERZO luogo di sosta degli Zensunni.

4 - 5295-A.G. - ISHIA - Ezhar VII libera i Zensunni di Salusa Secondo, inviandoli su Ishia, secondo pianeta di Beta Tygri.
QUARTO luogo di sosta dei Nomadi Zensunni.

5 - 6049-A.G. - ROSSAK - I Zensunni su Bela Tegeuse vengono trasportati in parte su Harmonthep e in parte su Rossak, quinto pianeta di Alces Minor.
QUINTO luogo di sosta Zensunni.

6 - 6049-A.G. - HARMONTHEP--Ingsley lo cita come il pianeta sul quale gli Zensunni si fermarono per la SESTA volta. Si presume che sia stato lo scomparso satellite di Delta Pavonis.

ca. 6800-A.G. - Harmonthep, un satellite di Delta Pavonis, viene distrutto da cause ignote. Dopo 751 anni dalla sosta Zensunni.

7 - 7193-A.G. - ARRAKIS - I Zensunni su Rossak comprano un passaggio per Arrakis dalla Gilda Spaziale. Tutti i Zensunni di Ishia e Rossak raggiungono Arrakis, la SETTIMA ed ultima sosta.
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Hic Sunt Ignoti Mundi

Sudrak Al Salik - Nomade Stellare Zensunni
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Citazioni

C'è in ciascuno di noi, una forza antica che prende e una forza antica che dà. E' già difficile per un uomo affrontare quel luogo, dentro di lui, dove regna la forza che prende. Ma gli è quasi impossibile contemplare la forza che dà, senza trasformarsi in qualcosa di diverso da un uomo. Per una donna, la situazione, è esattamente il contrario. Queste cose, dentro di noi, sono così antiche che si sono diffuse in ogni nostra cellula. Noi siamo modellati da queste forze. Possiamo sempre dire a noi stessi: "Sì, capisco come tutto ciò sia possibile". Ma quando guardiamo dentro di noi e dobbiamo affrontare le forze primordiali della nostra stessa esistenza, allora noi comprendiamo il pericolo. Sappiamo quanto è facile essere travolti e distrutti. Il più grande pericolo per Colui che Dà è la Forza che Prende. Il più grande pericolo per Colui che Prende è la Forza che Dà. E' facile essere sopraffatti dall'una come dall'altra. Io sono esattamente al centro. Non posso dare senza prendere e non posso prendere senza dare.

-- Paul Muad'Dib (Dune - pag.455 - Ed.Nord)